Lab Critico stagione 2019-2020

Skianto di Filippo Timi e i nostri cancelli sbarrati

«Skianto è la bocca murata. È il racconto di un ragazzo disabile che ha il cancello sbarrato. Io spalanco quella bocca in un urlo di Munch. Gli esseri umani sono disabili alla vita. E siamo tutti un po’ storti se ci confrontiamo alla grandezza della Natura. Esiste una disabilità non conclamata che è l’isolamento, l’incapacità di fare uscire le voci».

Filippo Timi

Con “Skianto” di Filippo Timi, visto al Teatro Astra il 13 dicembre, abbiamo interpellato la nostra “stortitudine”, la nostra disabilità non conclamata, la nostra impotenza di fronte alla vita. Ci siamo chiesti quali sono stati i nostri cancelli sbarrati, metaforicamente quando ci siamo sentiti con la bocca murata di fronte a un evento o a un sentimento di cui siamo stati protagonisti o spettatori.
Queste le parole e i racconti che abbiamo trovato:

La bolla di Anita Ruaro
La separazione dei miei genitori di Lucia Gussetti
Il piccolo merlo di Sveva Martini
La strada oltre la musica di Arianna Zocca
Lasciare un pezzo di sé di Miriam Osele
Lo sport di Irene Dalla Fina
Agostino di Edoardo Mario Francese
Il mondo che cade di Matilde Massalin
Il mio fiore diverso di Anna Rigadello
Le relazioni sociali di Victoria Blu Ballardin
Il mio braccio di Lucrezia Pellizzari
Il mio corpo 
Fuori posto di Bianca Vaiente
Gli occhi fissi sul palco di Matilde Dal Prà
Hai mai pensato a cosa ti rende felice veramente? di Elena Cazzola
Con riguardo e precauzione di Caterina Ceola
Il giudizio degli altri
Le scuole medie di Alessio Sefa
Le mura intorno di Matilde Mazzerracca
La Verità di Francesco Strobe
Sola di Angela Nardello
Le due facce dell’Amore di Angelica Scillieri
Il mostro interiore di Silvia Rumor
Timidezza di Filippo Renato Vacca
Mio nonno di Martina Simonato
Another brick in the wall di Anna Busato
Credi

Amleto Take Away e le nostre parole

«To be o FB, questo è il problema! Chiudere gli occhi e tuffarsi dentro sè e accettarsi per quello che si è, isolandosi da community virtuali per guardare da vicino e cercare di capire la realtà in cui si vive? O affannarsi per postare foto in posa tutte belle, senza rughe, seducenti, sorridenti, grazie all’app di photoshop?
Dimostrare ad ogni costo di essere felici mettendo dei ‘mi piaci’ sui profili degli amici. Pubblicare dei tramonti un bel piatto di spaghetti o gli effetti della pioggia tropicale, sempre tesi anche al mare con un cocktail farsi un selfie perché il mondo sappia, dove sono, con chi sono, e come sto. Apparire, apparire, apparire, bello, figo, number one e sentirsi finalmente invidiato.
To be or fb, this is the question».

Abbiamo visto Amleto Take Away della Compagnia Berardi Casolari il 16 e il 17 gennaio al Teatro Civico di Schio. Lo spettacolo ha generato in noi tante domande, che sono diventate le protagoniste di quel cerchio di sedie sul palcoscenico del Teatro Civico che sempre più sta diventando la possibilità, concreta e condivisa, di guardarci dentro. Abbiamo espresso le nostre opinioni sui social network e sull’impatto che generano nelle nostre vite, ci siamo specchiati l’uno nell’altro per capire un po’ di più, anche attraverso le differenze, chi siamo.

E poi abbiamo scelto un’immagine e tre parole per raccontare questo spettacolo.
Eccole qui: